Era cominciata una nuova stagione

Era ufficiale.
Era cominciata una nuova stagione.
Sì, sto scimmiottando lei, la “mia” Carrie. Non ho potuto farne a meno.
Non oggi che ho visto le prime foglie tingersi di giallo e di rosso.
Non oggi che ho sentito l’aria farsi sempre più frizzantina.
Non oggi che il tasso di umidità percepito è direttamente proporzionale allo stato di elettrizzazione dei miei ricci.
Non oggi che per la prima volta sto girando per casa con calzini ed infradito sprezzante del pericolo, ché se mi vedesse Carla Gozzi mi prenderebbe a stilettate con le sue pump a punta e la suola rossa made in Louboutin.

Vuoi perché conosco Sex and the city a memoria – sì, lo so, sono una donna banale e prevedibile – vuoi perché ho indosso la balconette che sponsorizza per Intimissimi – e che no, non potevo lasciare lì in negozio in balia di clienti che neanche sanno chi sia Mr Big, non avrei potuto sopportarlo – oggi mi sento molto come Carrie in questa puntata: inquieta e malinconica, eppure pronta ad affrontare una nuova stagione. Con tutto ciò che ne consegue, s’intende.
A guardare quindi il meteo per capire quando sia il caso di stendere i panni, ad invocare dalla A alla Z tutti coloro che sono citati sul calendario liturgico quando Giugliacci sbaglia le previsioni, tu riempi lo stendibiancheria e dopo otto-minuti-otto un’onda anomala si abbatte sul tuo balcone travolgendo qualunque cosa. Chissà se anche lei, Carrie, come me, sogna di avere un’asciugatrice per non essere più costretta a bardarsi come una catananna quando in inverno va a stendere le mutande di Mr Big sul suo terrazzino da 10.000 dollari al metro quadro con vista su Perry Street.

Vabbè, dicevamo. Poco importa che lei se ne vada trotterellando per i quartieri alti di Manhattan con un bob tutto onde e boccoli che sfida le comuni leggi della gravità e con ai piedi un paio di splendide Manolo Blahnik in una sobrissima tonalità di rosa Barbie. Che poi chissà, magari su quel marciapiede c’ho camminato anche io due anni fa, durante quello che oggi mi sembra un sogno ma che, in realtà, è stato il viaggio della vita: quello a New York. E comunque, posto che di lì ci sia passata per davvero, magari mentre cercavo disperatamente casa sua per scroccarle non ti dico un Cosmopolitan o un Amaro del Capo, ma almeno un caffè, di certo ai piedi non avevo le Manolo ma al massimo un paio di sandali flat poco chic ma molto easy che dopo tanto girovagare per la Grande Mela m’hanno fatto pure venire calli e duroni. Chè poi la mia dolce metà c’ha pure provato a trascinarmi nella boutique di Blahnik, ma ho dovuto spiegargli, prima che fosse troppo tardi, che no, non ce l’avevo un rene da barattare con un paio di sandali gioiello e che quindi era inutile entrare. 

Sto divagando, lo so. Io divago sempre. Divagare d’altro canto è per noi donne una potente arma di distrazione di massa da estrarre dalla fondina solo ed esclusivamente quando il contesto e la situazione lo richiedono: quando il tuo lui vede che l’estratto conto della carta di credito è lungo tre pagine, ad esempio, oppure quando ti chiede di fare qualcosa che testimoni l’amore nei suoi confronti, tipo prendergli un bicchiere d’acqua perché lui è troppo stanco per farlo, e tu sei là, stravaccata sul divano, che non ti alzeresti neppure se Manolo in persona bussasse alla porta di casa tua per donarti in anteprima mondiale, ma che dico, interplanetaria, il nuovo modello di punta della collezione autunno-inverno 2018/2019.

Dopo tanto divagare torniamo a noi. Andiamo dritti al sodo. Quello che volevo dirvi sostanzialmente è che oggi non ho assolutamente niente da dirvi, se non che ‘sto benedetto autunno è – finalmente! – arrivato e che io sono pronta. Pronta a sfondarmi di caldarroste e di funghi porcini, pronta a cercare nei meandri del mio comodino i calzettoni natalizi di Golden Point che io uso orgogliosamente dal principio alla fine della stagione delle piogge, noncurante delle renne e dei fiocchi di neve ricamati su di essi. Pronta a metterne due paia, uno sopra l’altro, perché come ogni donna fragile io ho i piedi sempre ghiacciati, anche quando in estate mi pare di essere in Africa e non in Calabria. Pronta a scorrazzare per le strade della mia città come fa Carrie, ma non con i sandali, bensì con dei bikers che occultino sapientemente la presenza, nello strato sottostante, laddove non batte il sole, di calzettoni dai colori e dalle stampe improponibili acquistati in fiera col 3×2. Però ho la balconette. La tua balconette. Di questo dovresti tenerne conto.

Possa tu perdonarmi, Sarah Jessica Pà, perché ho peccato. Ho peccato perché io non sarò mai in grado di volteggiare su un tacco 12 con la grazia di una libellula. Ho peccato perché io quando indosso le scarpe alte ho più quel tipo di grazia che ha un bradipo che si accinge ad attraversare la strada nel cuore di Times Square fermando il traffico. Ho peccato perché in inverno, ma neanche in autunno se ti devo dire la verità, proprio non ci riesco ad uscire di casa senza prima aver avvolto dalle 11 alle 15 volte uno sciarpone di lana o di ciniglia attorno al mio collo così sensibile se esposto alle escursioni termiche di cui tu non sembri mai curarti. Ho peccato perché i miei ricci saranno pure belli, sì, ma provaci tu a farti la splendida in quella che è considerata una delle città più piovose d’Italia. Anche i tuoi capelli dopo un po’ farebbero flop aprendosi a fungo e attirando a sé una percentuale di carica elettrica pari a quella di cui è capace un generatore.

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