About me

Che ne so chi sono io?

Di certo, o quasi, so che mi chiamo Antonella Garofalo e che devo molto all’impiegato dell’Anagrafe che in quel lontano 20 novembre del 1986 ha “servito” mio padre che ivi si era recato per dichiarare al mondo la nascita di una nuova, splendida, fantastica e meravigliosa creatura dagli occhi neri come il colore che le mie Saucony color pastello assumono non appena metto il naso fuori casa. Dicevamo: mi sarei dovuta chiamare Antonella, Stefania. E invece no, quella cacchio di virgola dimenticata dall’impiegato mi ha stravolto l’esistenza. Provateci voi a mettere il mio nome per esteso in quegli spazietti striminziti che in genere riservano alle firme in calce ai fogli. Antonella Stefania Garofalo. E non provate a dirlo tutto d’un fiato che vi esplodono i polmoni. A me la bronchite asmatica così m’è venuta.

Di anni quindi ne ho 31. Pochi, ma pure tanti. Pochi per quello che vorrei ancora fare, tanti e penso al tempo che ho sprecato inutilmente in attesa di Dio solo sa cosa. Dieci di questi anni li ho dedicati al giornalismo. Anni che mi piace ricordare ma che, per certi versi, vorrei anche dimenticare. Ma questa è un’altra storia. La verità è che al di là di quella carta stampata in bianco e nero, il cui profumo resta pur sempre una delle mie cose preferite al mondo, l’unica cosa che m’interessa è questa: scrivere. Ed è la ragione che mi ha portata qui, in questo blog, in quello che voglio illudermi possa essere uno spazio destinato a ridarmi l’entusiasmo che mi manca da un po’. L’entusiasmo che provi solo quando fai qualcosa che ti nasce dalle viscere e che ti brucia dentro al punto tale che prima o poi, volente o nolente, senti l’urgenza di esternare.

Ho l’urgenza di esternare che io la mia passione non la voglio abbandonare. Che anche se oggi faccio tutt’altro le mie dita sono sempre pronte a battere all’impazzata su una tastiera. Quella tastiera che conosco così bene che non ho neanche il bisogno di cercarle con gli occhi, le lettere. E allora seguitemi, se vi va. Se quello che ho da dirvi vi interessa. Se avete voglia di aiutarmi a sentirmi come una volta, come quando avevo vent’anni e mi pavoneggiavo degli afterhour in redazione e delle domeniche davanti al Mac e a Quark XPress trascorse a decifrare delibere e bilanci consuntivi: viva, viva come non lo ero mai stata.

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